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Autore Topic: Una parola al giorno  (Letto 4461 volte)

Offline momo

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #105 il: Novembre 05, 2015, 10:16:27 am »
a malinconia mi sa che ti batto eh
ma io NON ne sono felice
pigliati pure la mia e via!
io voglio Marte
La certezza della sconfitta non è una ragione per non combattere (o non giocare a seasons)

Offline momo

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #106 il: Novembre 06, 2015, 09:21:08 am »
Imparare
[im-pa-rà-re (io im-pà-ro)]

SIGN Acquisire una conoscenza, un'abilità, un comportamento
attraverso il latino parlato [imparare] acquistare, composto da un [in] illativo e da [parare] procurare.

Quando una parola ha una valanga di sinonimi è segno che il significato che denota è molto vivo e complesso (e quindi importante), e nei secoli c'è stato bisogno di prenderlo da più parti. È il caso di 'imparare', che denota, in senso lato, l'acquisizione di una conoscenza.
Etimologicamente, imparare significa procurarsi qualcosa, e la versatilità di questo significato è evidente.
Imparando, ci si procaccia una risorsa - che può consistere in un sapere, in un'abilità, o in un comportamento.
Non è il solo termine, nella compagine di sinonimi che denota l'acquisizione di una conoscenza, a comunicare una cattura da parte della mente:
pensiamo ad 'apprendere' o a 'capire'.
Però l'imparare resta più concreto, autentico e versatile, con un più intenso connotato di far proprio - forse proprio perché è più intensa l'immagine etimologica del procacciare ciò che si impara.
Così si possono imparare buone maniere e poesie a memoria, un'arte marziale, un procedimento logico o una lingua.

- Ho cominciato a imparlar l’italiano -
“Imparlare” è una bellissima sintesi di imparare e parlare.
Perché non si può imparare una lingua senza parlarla e ogni volta che la si parla, si impara.
Certo è che quando la si parla senza conoscerla bene, si fanno errori, errori prevedibili ma anche divertenti e a volte rivelatori.
Come confondere due parole che vengono da un’area semantica simile, e fonderle in una parola nuova.
Quindi oltre a imparlare ogni insegnante di italiano per stranieri ha sentito parlare di 'giulio', il tredicesimo mese dell’anno (giugno più luglio)
e una volta delle studentesse mi hanno detto, impassibili, che loro a Natale mangiano il 'lecchino' (lenticchie e cotechino).
Questi errori divertenti sono le “perle” di italiano per stranieri. Sono una buona occasione per conoscere la nostra lingua vista da fuori e per gli studenti sono un pretesto per vedere le trappole in cui è facile cadere quando si studia l’italiano.
A confondere ulteriormente le idee agli studenti, c’è il fatto che nell’uso popolare imparare voglia dire sia insegnare che imparare.
Come se non ci fosse differenza fra le due cose.
È una confusione romantica ma anche sensata, infatti insegnando io imparo e gli studenti imparando, insegnano.
Come se il dare e il ricevere sapere facessero parte della stessa azione, lo stesso ciclo.
Lo disse meglio di tutti un mio studente qualche anno fa, dopo una spiegazione lunga su un argomento difficile: “So tutto, ma solo quando imparo”.
La certezza della sconfitta non è una ragione per non combattere (o non giocare a seasons)

Offline Helder

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #107 il: Novembre 06, 2015, 03:20:22 pm »
In realtà è più che altro l'uso napoletano, quello di imparare confuso con insegnare.

Offline momo

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #108 il: Novembre 06, 2015, 03:51:30 pm »
dici? io qui lo sento parecchio...
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Offline Lucky

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #109 il: Novembre 06, 2015, 04:00:22 pm »
vabbè ma per un brianzolo Roma e Napoli sono lì, le confonde pure

Sono più giù del Po, d'altronde :D

Offline Helder

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #110 il: Novembre 06, 2015, 04:16:39 pm »
Ah, allora è una roba meridionale.
(dico così perché l'unico che avevo sentito usarlo era tidus :D )

Offline aleman

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #111 il: Novembre 07, 2015, 12:32:04 am »
In napoletano la parola insegnare non esiste e imparare ('mparà) viene usato  in entrambi i sensi. Da qui l'errore quando si parla in italiano.

Il fatto è che a Sud del Garigliano l'italiano è la seconda lingua, per cui può capitare di commettere errori con le parole cosiddette "falsi amici", un po' come chiamare preservatives i preservativi.

Offline christian91

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #112 il: Novembre 07, 2015, 04:40:59 am »
Me l'ha imparato lui :P

Offline Helder

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #113 il: Novembre 07, 2015, 01:38:21 pm »
Ma quindi il modo di dire "chi non sa, insegna" a Napoli diventa "chi non sa, impara"?

Offline aleman

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #114 il: Novembre 07, 2015, 07:09:02 pm »
Ma quindi il modo di dire "chi non sa, insegna" a Napoli diventa "chi non sa, impara"?
Se lo dici in italiano suonerebbe così e farebbe pure ridere. In napoletano il detto è : chi n'o sape fà, all'at vo mparà (che tradotto è: chi non lo sa fare, agli altri vuole insegnare)

Offline absolute

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #115 il: Novembre 07, 2015, 07:29:17 pm »
In pratica a Napoli il verbo imparare se usato col complemento oggetto è "imparare" se usato col complemento di termine è "insegnare".

Offline momo

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #116 il: Dicembre 02, 2015, 09:40:15 am »
non potevo proprio tirarmi indietro su questa...

Gufare
[gu-fà-re (io gù-fo)]
SIGN Emettere il verso del gufo; portare sfortuna
da [gufo], alterazione del latino [bubo] di origine onomatopeica.

Per quanto oggi il gufo sia un animale molto amato e universalmente simpatico,
in una quantità impressionante di culture - dall'Occidente alla Cina - era tradizionalmente considerato un simbolo oscuro, mortifero, funesto.
Il fatto che fosse un rapace notturno non giovava a una reputazione particolarmente amabile,
ma in special modo gli erano ricollegate credenze superstiziose tanto pervicaci quanto prive di fondamento (quale quella che divorasse sua madre) ( :O).
Quindi, è naturale che il 'gufare', oltre a significare 'fare il verso del gufo', significhi 'portare scalogna'.
In questo senso (piuttosto recente, a quanto pare) appartiene a un registro popolare: si può invitare l'amico a smettere di gufare quando insiste nel dirci che cosa può andare storto,
un augurio troppo sicuro può essere sentito come una gufata, e si può attribuire l'insuccesso all'intenso gufare di un detrattore.
A questo uso è dovuta anche la trasformazione figurata del gufo da persona poco socievole (come era inteso a partire dal Rinascimento) a persona disfattista e iettatrice.
La discrasia fra la moderna idea del gufo e questi usi fondati su antiche credenze resta una perla di cui pochissimi sono consapevoli.


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Offline momo

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #117 il: Dicembre 02, 2015, 09:40:48 am »
io aprirei una sorta di sondaggio su chi è il migliore (o peggiore) gufatore del forum :)
La certezza della sconfitta non è una ragione per non combattere (o non giocare a seasons)

Offline Moon

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #118 il: Dicembre 02, 2015, 10:28:02 am »
Nessuno mi tocchi i gufi!

Che l'altro giorno giocavo a Seasons con una francese con un gufo in avatar e abbiam fatto l'elogio del gufo in due lingue, in inglese e in francese!

Offline aleman

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Re:Una parola al giorno
« Risposta #119 il: Dicembre 02, 2015, 10:39:31 am »
io aprirei una sorta di sondaggio su chi è il migliore (o peggiore) gufatore del forum :)
Nessuno mi tocchi i gufi!

Che l'altro giorno giocavo a Seasons con una francese con un gufo in avatar e abbiam fatto l'elogio del gufo in due lingue, in inglese e in francese!

Ha già vinto.